Pane quotidiano

Potenza, Sapere, Simboli


Ofiuco è l’Uomo che possiede un Serpente. Ofiuco è Asclepio o Esculapio: impara dal mondo attorno a lui qanto di più prezioso per la propria conservazione, l’arte di medicare il corpo con le erbe. Il Serpente involontariamente svela il potere medicamentoso di qualche foglia: esso conosce, complice delle viscere della Terra donde proviene e si rintana, il potere nascosto dei vegetali. La mitologia greca consegna all’Occidente la figurazione del Sapere in veste insidiosa, difficile da afferrare impossibile da mantenere, temuto dai più. Ofiuco non teme di sapere, Ofiuco non è temuto, Ofiuco viene ricostruito nel cielo invernale attorno alla stella chiamata Ras-al-Hague: la testa del più splendente.

Ganesh, il dio induista della saggezza, del sapere e dei nuovi inizi, appare in forma di elefante. Grande memoria, lunga vita, 27 mesi di gestazione, incomparabilmente più forte dell’uomo, addomesticabile ma mai addomesticato del tutto. Non sfugge, incatenato, trasporta sulle zanne alberi intieri, ma ogni due anni è preda del suo corpo, dei suoi istinti aizzati dal testosterone: la condizione detta musth.

Insomma il sapere è una brutta bestia, non si può domare al più si blandisce, si accarezza, si coccola; prima o poi sfugge, si ribella, afisce in maniera incontrollabile. Si nasconde o attacca.

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Vedere con gli occhi della mente


Leggo Le piazze del Sapere di Antonella Agnoli, riporta una quantità di dati sconfortanti o peggio.

Incontro il mio amico Max al bar in piazza e mi dice “è il medioevo“. E io sono d’accordo. E questa faccenda del medioevo la sento ripetere da anni e io stesso la ripeto, quasi mantra incessante. Siamo al medioevo sociale (c’era anche un blog di politica che si ciamava così, qualche anno fa) e in politica si vede, non le povere vicende locali d’un Governo o Parlamento di qualsivoglia Stato Nazionale ma le serie di tensioni regionali che sfociano in conflitti armati come in Ucraina, nel Mashreq e nel VIcino Oriente (Palestina, Israele, Siria, Kurdistan, Iraq … ) sono la forma attuale della Guerra guerreggiata che fa morti sul campo di battaglia.

SIamo al medioevo dal punto di vista del diritto, le Istituzioni sono in crisi e le forme della proprietà (nonchè le fattispecie degli oggetti posseduti, può appartenere a qualcuno il corpo di mio figlio cui è stata corretta una disfunzione genetica? in fin dei conti è opera umana …) sono sempre più confuse, i confini indistinti e nebulosi. Ugo Mattei, uno tra molti e molte conoscitori del diritto non si risparmia affatto nell’argomentare e dimostrare questo punto.

Siamo al medioevo per la Scienza. Per la Cosmologia e l’Astrofisica, in particolare. Riccardo Giacconi mi folgorò concludendo in maniera lapidaria una conferenza pubblica a Bologna, era il 2009. Riccardo  Giacconi esponeva lo stato dell’arte del conosciuto e della ricerca di frontiera a livello globale: affermando che siamo in un nuovo MedioEvo voleva raccogliere il senso di due ore di conferenza, ci stiamo arrovellando attorno a domande che forse non hanno risposta semplicemente perchè non hanno senso. I modelli che usiamo per descrivere la realtà sono da superare. Abbiamo bisogno di nuovi e più grandi raccolte di dati sperimentali, ma gli esperimenti stessi che concepiamo sono viziati dalla nostra forma del pensiero, che deve essere superata.

Il mio lavoro quotidiano è fronteggiare richieste di vedere. Avere dinanzi agli occhi rappresentazioni dirette e vicine al quotidiano, accattivanti, esteticamente impeccabili e contemporaneamente rigorose nei contenuti. Continuo a pensare che non è questione di sensazione visiva, ma di comprensione, rappresentazione mentale del concetto, puro pensiero insomma.

Già, ma il pensiero necessita di un sostrato dove far addentrare le proprie radici, deve potrer trarre costantemente nutrimento da stimoli cognitivi, culturali che debbono essere però fruibili nelle forme adeguate al tempo in cui si vive.

I codici culturali prevalenti, in futuro, saranno sempre più uno strumento che sarà necessario padroneggiare per guadagnarsi da vivere in lavori diversi dal tassista o dal netturbino.

Così scriveva nel 2009 Antonella Agnoli. Il futuro del 2009 si sta inverando nel presente. La gente, il grande pubblico, non sa più leggere nel senso tecnico dell’espressione, e le conseguenze sono e saranno tremende.

Nel frattempo la necessità di diffondere conoscenze (strutturale, anzi infrastrutturale al funzionamento globale dell’economia d’oggi) e la naturale curiosità umana stanno creando una tensione quasi inverosimile attorno ad ogni occasione di avvicinamento informale alla conoscenza ed in particolare alla forma più evocativa, per i canoni d’oggi, della conoscenza, la scienza appunto. Che va scolpita a bassorilievo, biblia pauperum del terzo millennio.

Strategia perdente


Science communication, così si dice oggi. E sotto questo cappello ci va a finire di tutto, anche la fine (e non il fine) della cosiddetta Scienza. Un’occhiata un po’ più profonda al significato delle parole ci porta davanti agli occhi l’ambivalenza del termine communication, comunicazione. Nei fatti, è marketing: mercanteggiamento, motore di commercio. Compra-vendite non solo di beni o servizi, ma sempre più spesso di riconoscibilità e legittimazione sociale.

Le istituzioni come i musei delle scienze o di storia naturale (per esempio quello di Montebelluna, provincia di Treviso) lottano duramente contro il definanziamento/dismissione da parte del settore pubblico cui appartengono cercano di sopravvivere anche e soprattutto reinventandosi. Divenendo altro, un poco oltre la metà del guado tra istruzione e divertimento, cercando di essere qualcosa di più attraente verso un target  ben definito, una fetta di mercato ampia e promettente.

Il mercato in questione si chiama edutainment, ovvero: inizio raccontandoti una storiella educativa, ma poi finisce che ci facciamo una grassa risata tutti insieme e l’unica cosa che mi interessa è di venderti il gadget o farti abbonare al prodotto/servizio dello sponsor di turno.

Il target diretto di questa operazione commerciale sono i bambini; ma l’interesse per i fanciulli non contiene alcunchè di pedagogico, è solamente il passaggio irreversibile verso le sempre più ristrette casse familiari, compiuto per interposta pargoletta mano, tesa non più verso i bei vermigli fior del verde melograno nel cortile ma attrattatta da pseudo-supereroi creati ad hoc ed altre bassezze di questo genere.

Argomenti e modalità raccolgono il peggio dei due ambiti che cercano di tenere assieme, l’informazione – istruzione – educazione e lo spettacolo. Cazzotti nella retina, pagine o grafiche ipercolorate rigorosamente tinta pastello, carattere corpo 16 con abbondanza di grassetto, attività pratiche che si risolvono in fenomeni eclatanti generati quasi sempre a partire dalle stesse reazioni chimiche. L’importante è che il feticcio dell’esperimento si possa ostentare vigorosamente, qualunque opera manuale viene proposta come attività scientifica sperimentale.

E così il mondo si va riempiendo di girandole e dinosauri, matite colorate e palloncini che non volano perchè l’elio costa.

E così il museo, da luogo già abitato dalle muse ispiratrici dell’agire umano, si fa caricatura dell’avanspettacolo inventandosi una ribalta che non c’è su cui sbattere per tre minuti il dottorando di turno con la promessa che la fama lo potrà accogliere, se è bravo a strappare applausi, e poi magari chissà il carrozzone dello star-system potrebbe avere un posto libero e garantire un piatto di lenticchie mentre della produzione di saperi ce ne siamo tutti scordati, tanto ormai è uscito anche l’iPhone6.

La comunicazione della scienza non mette in comune il sapere, il lavoro e il metodo ma è un altro sottoramo del varietà orfano di Magalli e Pippo Baudo.

Say no to the commercialization of education!


La visione di un cosmologo sulle terrene vicende della scuola in preda al “libero mercato”

In the Dark

There is much complaint these days about the alleged  commercialization of UK Higher Education, so I  wanted to take this opportunity to state Virgin Airlines that I will not be taking this as a Carling cue to introduce any form of commercial Coca Cola sponsorship of any Corby Trouser Press form into the School of Mathematical Macdonalds and Panasonic Physical Sciences, and certainly not into this Burger King blog.

This week I’ve been working hard preparing for the new Marks and Spencer term  and especially for the arrival of our new  Samsung students who will be starting their  Dixons degrees next week.  The Nokia preparations have gone pretty well  although I have had Betfair trouble cramming all the Sainsbury things I’ve had to do this BMW week, so I’ll be in Tesco tomorrow and Wonga Sunday to finish off a few Pizza Express jobs, but at least I’ll be able…

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