Potenza, Sapere, Simboli


Ofiuco è l’Uomo che possiede un Serpente. Ofiuco è Asclepio o Esculapio: impara dal mondo attorno a lui qanto di più prezioso per la propria conservazione, l’arte di medicare il corpo con le erbe. Il Serpente involontariamente svela il potere medicamentoso di qualche foglia: esso conosce, complice delle viscere della Terra donde proviene e si rintana, il potere nascosto dei vegetali. La mitologia greca consegna all’Occidente la figurazione del Sapere in veste insidiosa, difficile da afferrare impossibile da mantenere, temuto dai più. Ofiuco non teme di sapere, Ofiuco non è temuto, Ofiuco viene ricostruito nel cielo invernale attorno alla stella chiamata Ras-al-Hague: la testa del più splendente.

Ganesh, il dio induista della saggezza, del sapere e dei nuovi inizi, appare in forma di elefante. Grande memoria, lunga vita, 27 mesi di gestazione, incomparabilmente più forte dell’uomo, addomesticabile ma mai addomesticato del tutto. Non sfugge, incatenato, trasporta sulle zanne alberi intieri, ma ogni due anni è preda del suo corpo, dei suoi istinti aizzati dal testosterone: la condizione detta musth.

Insomma il sapere è una brutta bestia, non si può domare al più si blandisce, si accarezza, si coccola; prima o poi sfugge, si ribella, afisce in maniera incontrollabile. Si nasconde o attacca.

Noi occidentali al sapere (e per traslato anche al sapiente) associamo l’immagine del serpente, che sfugge e s’iinfila in anfratti reconditi. Insidia da schiacciare col calcagno: per rapporti di forza si trova in inferiorità. La sua arma non è che l’astuzia, la persuasione. Il serpente poi è solitario, non vive in colonie, depone le uova e non alleva i piccoli alla schiusa. Il serpente induce a compiere azioni, osserva -quasi cieco – fiutando l’aria con la lingua biforcuta gli atti di chi segue il suo dire: è guida, non agisce in prima persona.

Nessuno si sognerebbe mai di mettersi contro un elefante! Il più grande mammifero esistente, che vive in branchi organizzati, i cuccioli sono accuditi collettivamente da tutte le femmine del branco mentre i maschi formano in permanenza un cordone protettivo attorno a loro: barriera impenetrabile per qualunqe minaccia.

Il sapere di Ganesh è potenza espressa, è agire, tutti insieme, in forma indissolubile perchè impenetrabile.

Il Nord-Ovest del pianeta ha imposto un modello di società e di evoluzione della società basato sulla contrapposizione tra forza bruta, materialità -e matericità- da un lato e raffinata, sfuggente, insidiosa sapienza dall’altro. Il Sapere deve restare puro, quanto più possibile lontano dalla realtà materiale del mondo. Il Sapere deve comprendere e rappresentare al suo interno ciò che accade ogni giorno in un mondo che vede solo riflesso nello specchio, un doppio inaccessibile ed appiattito riproposto semi-invertito, magari deformato, comunque non vero.

È tempo che Ofiuco – con l’iseparabile preziosa serpe – mont l’elefante di Ganesh, la forza che deriva dal sapere si esprima immediatamente ed inarrestabile e con implacabile lentezza si trasformi l’agire del sapiente da pura enunciazione ad atto pratico, anche laddove l’atto è la disseminazione della conoscenza stessa.

Oggi la conoscenza si trasmette nelle scuole (superiori) e si produce nei dipartimenti di ricerca di atenei, istituti specifici e anche presso qualche industria. La funzione specifica delle università sta però cambiando, dilaniata per un verso da un conservatorismo che forse è forma degenere della missione di conservare il sapere, benchè dismesso per sopraggiunte nuove e più efficaci teorie (esempi? la filosofia scolastica, la cosmologia tolemaica, certi metodi di calcolo strutturale che si fanno carta-e-penna, tutto il metodo didattico con cui si tenta di insegnare la matematica ed in particolare la geometria, … ) e dall’altra parte da tensioni mercantiliste che vorrebbero farla diventare una fabbrica di individui in concorrenza tra loro al servizio del Mercato, chissà poi se regolato da un Angelo Sterminatore o da qualche Mano Invisibile.

La reazione a questo è la ricerca della purezza e il rifiuto dell’applicazione diretta. Si accetta come inevitabile male minore la cosiddetta scienza applicata, ed in effetti dalla lavagna del teorico al banco di lavoro dello sperimentatore già si riscontra un salto profondissimo, che a spingersi fino al tavolo o banco di lavoro di chi usa idee e concetti per modificare attraverso la produzione il mondo attorno a sé diviene un abisso incolmabile.

Sicuramente il cerchio non si è mai chiuso, il ruscello della conoscenza che scende dalle torri d’avorio — dimore terrene dei Grandi Sapienti Accademici — diviene sottilissimo rivolo e si secca al fuoco bruciante delle necessità della produzione quotidiana; e gli ex-allievi bisognosi di notizie, lumi ed insaziabili di novità giammai han tentato di riportare alla sorgente il distillato delle loro esperienze, il succo tratto dalla riflessione sull’agire quotidiano. Allevati nel dovere di non-contaminazione del Sapere Puro con le lezioni pragmatiche traibili dalla πραχις, consci della reazione degli eventuali destinatari di domande ed obiezioni; ancor più consci che per trarre lezioni fruibili teoreticamente dalla pratica quotidiana occorre aprire sentieri attraverso giungle intricate, a questo sforzo nessuno di loro è stato disponibile. D’altro canto i loro maestri si sono ben guardati dallo spingersi oltre le loro candide mura …

Insomma il modello di relazione-contrapposizione sapere-produrre ha fatto la parte del leone, ma ora è sdentato e nemmeno sa più graffiare.

Da più parti, per finalità opposte ed in contraddizione tra loro, e talvolta senza finalità alcuna ma solamente pour plaisir, for fun nella società vera, reale, voci imperiose reclamano nuove attitudini, nuove abilità e per forza bisogna cambiare impostazione di fondo ai modi di acquisire e trasmettere conoscenza. Nonchè di rappresentare la conoscenza stessa!

Insomma tra sapere e fare deve sussistere una forma connaturata, che fortifica reciprocamente, non di contrapposizione, quasi contraddizione che impoverisce ed indebolisce. Sapere nella forza motrice assertiva ed unica di Ganesh, non più nella dopiezza dell’icona di Ofiuco-uomo che domina fuori di sè il rettile irretitore!

Oggi si fa qualcosa perchè si sa qualcosa, l’apprendimento per imitazione e familiarità non porta più così lontano come un tempo. Ed il sapere viene acquisito solo dalla messa in opera, in pratica, delle nozioni astrattamente ricevute a suo tempo.

C’è chi asserisce a tutta forza che il tempo di imparare non finisce mai, la formazione continua è una necessità e quindi nessuno può dire di aver terminato gli studi. Condivido queste osservazioni, affatto la lettura che ne viene data, perchè sta nel solco dove si aggira viscido il serpente d’Ofiuco, non nella pista battuta dagli elefanti di Ganesh. Leggere la necessità di formazione continua come debito soggettivo significa rinunciare alla ricchezza di nuove domande, nuove aspirazioni, nuove possibilità che si aprono solo con la contaminazione tra riflessione e pratica quotidiana intesa come sperimentazione continua. Ma sto andando fuori tema, dedicherò altre pagine a questo passaggio.

Tornando alla forza unificatrice di Ganesh contro la doppiezza di Ofiuco e del serpente, oggi ogni aspetto del mondo che viviamo soffre di dualità contrappositive (à la Descartes …). Forse la crisi della modernità è proprio questo…

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