Vedere con gli occhi della mente


Leggo Le piazze del Sapere di Antonella Agnoli, riporta una quantità di dati sconfortanti o peggio.

Incontro il mio amico Max al bar in piazza e mi dice “è il medioevo“. E io sono d’accordo. E questa faccenda del medioevo la sento ripetere da anni e io stesso la ripeto, quasi mantra incessante. Siamo al medioevo sociale (c’era anche un blog di politica che si ciamava così, qualche anno fa) e in politica si vede, non le povere vicende locali d’un Governo o Parlamento di qualsivoglia Stato Nazionale ma le serie di tensioni regionali che sfociano in conflitti armati come in Ucraina, nel Mashreq e nel VIcino Oriente (Palestina, Israele, Siria, Kurdistan, Iraq … ) sono la forma attuale della Guerra guerreggiata che fa morti sul campo di battaglia.

SIamo al medioevo dal punto di vista del diritto, le Istituzioni sono in crisi e le forme della proprietà (nonchè le fattispecie degli oggetti posseduti, può appartenere a qualcuno il corpo di mio figlio cui è stata corretta una disfunzione genetica? in fin dei conti è opera umana …) sono sempre più confuse, i confini indistinti e nebulosi. Ugo Mattei, uno tra molti e molte conoscitori del diritto non si risparmia affatto nell’argomentare e dimostrare questo punto.

Siamo al medioevo per la Scienza. Per la Cosmologia e l’Astrofisica, in particolare. Riccardo Giacconi mi folgorò concludendo in maniera lapidaria una conferenza pubblica a Bologna, era il 2009. Riccardo  Giacconi esponeva lo stato dell’arte del conosciuto e della ricerca di frontiera a livello globale: affermando che siamo in un nuovo MedioEvo voleva raccogliere il senso di due ore di conferenza, ci stiamo arrovellando attorno a domande che forse non hanno risposta semplicemente perchè non hanno senso. I modelli che usiamo per descrivere la realtà sono da superare. Abbiamo bisogno di nuovi e più grandi raccolte di dati sperimentali, ma gli esperimenti stessi che concepiamo sono viziati dalla nostra forma del pensiero, che deve essere superata.

Il mio lavoro quotidiano è fronteggiare richieste di vedere. Avere dinanzi agli occhi rappresentazioni dirette e vicine al quotidiano, accattivanti, esteticamente impeccabili e contemporaneamente rigorose nei contenuti. Continuo a pensare che non è questione di sensazione visiva, ma di comprensione, rappresentazione mentale del concetto, puro pensiero insomma.

Già, ma il pensiero necessita di un sostrato dove far addentrare le proprie radici, deve potrer trarre costantemente nutrimento da stimoli cognitivi, culturali che debbono essere però fruibili nelle forme adeguate al tempo in cui si vive.

I codici culturali prevalenti, in futuro, saranno sempre più uno strumento che sarà necessario padroneggiare per guadagnarsi da vivere in lavori diversi dal tassista o dal netturbino.

Così scriveva nel 2009 Antonella Agnoli. Il futuro del 2009 si sta inverando nel presente. La gente, il grande pubblico, non sa più leggere nel senso tecnico dell’espressione, e le conseguenze sono e saranno tremende.

Nel frattempo la necessità di diffondere conoscenze (strutturale, anzi infrastrutturale al funzionamento globale dell’economia d’oggi) e la naturale curiosità umana stanno creando una tensione quasi inverosimile attorno ad ogni occasione di avvicinamento informale alla conoscenza ed in particolare alla forma più evocativa, per i canoni d’oggi, della conoscenza, la scienza appunto. Che va scolpita a bassorilievo, biblia pauperum del terzo millennio.

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